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LUCHETTA    OTA   D'ANGELO   HROVATIN

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Arjeta non c'è più (di Marinella Chirico)

Arjeta
Arjeta



Se n'è andata a soli 13 anni, il 27 luglio 2008

Era entrata come un raggio di sole, in maggio, nella vita e nel cuore dei nostri volontari della Fondazione Luchetta Ota D'Angelo Hrovatin.

La segnalazione che la riguardava era arrivata dal contingente italiano di Pec, in Kosovo, cui è affidata la Forza Multinazionale West, al confine con il Montenegro, Albania e Serbia, nell'ambito dell'Operazione Join Enterprise.
Arjeta era arrivata al “CiMiC Health” di Villaggio Italia un caldo giorno di primavera; zoppicava, era tormentata da una febbre misteriosa che non le dava pace.

Con lei, a sorreggerla, letteralmente, i genitori, disperati.
Ad accoglierla il Maggiore Giuseppe Bavaro, responsabile di questa struttura che fa da ponte con l'Italia per curare e aiutare i bambini considerati incurabili in Kosovo.

Tra i referenti più puntuali e affidabili – sono parole dei nostri militari impegnati in quelle aree , sotto la guida del Generale Agostino Biancafarina – c'è la Fondazione Luchetta Ota D'Angelo Hrovatin.
Che viene subito contattata. E' chiaro a tutti che la situazione è grave. La complessa macchina burocratica si mette in moto.
“ANCHE STAVOLTA CE LA FAREMO, TUTTI INSIEME”, si legge nelle frenetiche email che intercorrono tra Trieste e Pec.
Arjeta Muzlijaj , nata a Pristina l'8 gennaio del 1995, è ora una pratica urgente, per patologia grave, sospetto tumore cerebrale non curabile in patria.

Per accelerare i tempi la Fondazione si assume oneri economici, rischi e spese mediche.
“ANCHE STAVOLTA CE LA FAREMO, TUTTI INSIEME”, è la speranza che dà la forza a tutti.
L'8 giugno Arjeta atterra a Ronchi, con la mamma.
Subito il ricovero in Ospedale a Udine dove si mobilitano Pediatria, Neurochirurgia, Terapia Intensiva.
Arjeta continua però a peggiorare.
Il suo sospetto tumore è come un ragno che aggredisce il cervelletto.
Non si può operare, dicono i medici, che lottano contro il tempo per capire la vera causa di questa agonia .
Arriva anche il papà, con un visto straordinario.
A casa ad aspettare e a pregare per Arjeta ci sono altri tre fratelli.
Anche in Italia sono in molti a pregare per la dolce ragazza di Pec.

“SONO NEL VOSTRO PAESE – diceva – IN ITALIA I BAMBINI LI SALVANO. IO VIVRO”.

Parlava inglese, voleva studiare lingue.
Le sue passioni: la scuola, la musica, la danza. Mai un pianto, mai un lamento, in un mese e mezzo di cure e di agonia.
Quando perde anche l'uso della parola, comunica con strizzate d'occhi e strette di mano.

Arjeta
Arjeta

Anche per i volontari, da sempre in prima linea sul tragico confine tra la Vita e la Morte, è un calvario durissimo da affrontare.
“ARJETA – dicono – E' COME UNA PIANTINA DI ROSE CHE APPASSISCE, UN SOLE CHE SI SPEGNE, UN VOLTO CHE HAI LA SENSAZIONE DI AVER GIA' VISTO E AMATO”.
L'ultima speranza cade il 22 luglio, con la diagnosi definitiva : VIRUS DA MORBILLO, implacabile, incurabile, un'encefalite che non lascia scampo, nemmeno se presa in tempo.

Arjeta muore in Ospedale a Udine alle 14.13 del 27 luglio.

“QUELLI CHE VIVONO LI DIMENTICHI, QUELLI CHE MUOIONO SONO CROCI CHE SI CONFICCANO NEL CUORE”.
Se n'è tornata a casa vestita di bianco, in una bara, su un volo militare.
Il primo giorno di scuola, compagni e insegnanti hanno fatto una grande festa per ricordarla, per ricordare Miss Kosovo, così la chiamavano, questa ragazza speciale che tutti amavano, che voleva studiare per vedere il mondo e che ora continua a vivere nel cuore di chi l'ha conosciuta, nei ricordi di chi ha combattuto per lei, nel commosso e straziante legame che i genitori (lui guardia carceraria, lei casalinga) hanno voluto mantenere con la Fondazione, con quella che Arjeta considerava ormai la sua seconda famiglia italiana.

“DESIDERIAMO CHE QUESTA LETTERA TROVI BENE VOI E LE VOSTRE FAMIGLIE – si legge in una missiva inviata ai volontari della nostra Fondazione –. NOI E LA NOSTRA FAMIGLIA VI ABBIAMO NELLA NOSTRA MENTE E NEL NOSTRO CUORE, PER QUANTO AVETE FATTO PER LA NOSTRA AMATA CREATURA…. IL DESTINO CE L'HA PORTATA VIA, MA LEI VIVRA' SEMPRE…. VOI E IL POPOLO ITALIANO FARETE PER SEMPRE PARTE DELLA NOSTRA VITA…ANCORA GRAZIE A TUTTI DAL PADRE E DALLA MADRE DI ARJETA”.

VOGLIO RINGRAZIARE - continua nella lettera il padre - ANCHE TUTTA L' EQUIPE MEDICO-INFERMIERISTICA DEL REPARTO DI PEDIATRIA E DELLA MEDICINA D' URGENZA DELL' OSPEDALE DI UDINE. TUTTI SI SONO IMPEGNATI GIORNO E NOTTE PER SALVARE LA VITA ALLA NOSTRA AMATA FIGLIA.

Il padre, seppure in questo tragico momento, trova la forza per concludere così la sua lettera "MI AUGURO CHE IN FUTURO POTREMO INCONTRARCI SOLO NELLE BELLE OCCASIONI."

E noi tutti ringraziamo Adem e la madre Remzije per aver incrociato , anche se per poco e con una grande tristezza nel cuore, i nostri cammini .

La lettera dei genitori in lingua originale (484 Kb)

04/08/2008 Kosovo

 

Responsabile