Nella
austera quanto bellissima "Sala Rossa" della Camera
di Commercio di Trieste ha avuto luogo la conferenza stampa
di presentazione delle terne di finalisti del Premio Giornalistico
Marco Luchetta , giunto alla sua seconda edizione .
Giovanni Marzini, Consigliere della Fondazione Luchetta
Ota D'Angelo Hrovatin e caporedattore della Rai Regionale,
ha anticipato i contenuti della serata conclusiva della
manifestazione, intitolata "I nostri angeli",
che si terrà sabato 23 luglio in piazza Unità
d'Italia con inizio alle ore 21.30, e che verrà
riproposta martedì 26 luglio su Raiuno.
Il Presidente della Camera di Commercio di Trieste dott. Antonio
Paoletti ci ha accolto con entusiasmo, introducendo le argomentazioni
che lo hanno portato a condividere lo spirito e gli ideali di
questa iniziativa.
Sono stati giorni in cui la collaborazione con l'ente ha dato
preziosi risultati nell'accoglienza dei membri della Giuria,
che sono stati messi a loro agio logisticamente e nella condizione
migliore per esprimere le loro valutazioni sui candidati all'assegnazione
del Premio.
Dopo l'intervento sintetico e preciso di Fulvio Molinari,
che in veste di segretario della Giuria del Premio ha illustrato
ai presenti il percorso che ha portato la giuria alle scelte
dei finalisti, accennando ad un piccolo quanto pacato tono polemico
nei confronti degli operatori esteri sull'esigua presenza di
lavori presentati, la parola è andata alla Presidente
della Giuria Angela Buttiglione.
Angela, come ha gradito farsi chiamare, ha presentato
una ad una le opere in concorso, iniziando dalle fotografie,
presentate e motivate singolarmente, per finire con i
lavori di reportage filmato di cui ha descritto il sostanziale
obiettivo editoriale. (vedi le motivazioni
a fondo pagina)
Ha proseguito il direttore Alfonso Di Leva , responsabile
dell'ANSA Friuli Venezia Giulia che ha presentato la mostra
"Con gli occhi dell'innocenza - le immagini dei piccoli
nelle guerre dei grandi", che dal 15 al 31 luglio
vedrà esposte a Palazzo Costanzi fotografie scattate
dai reporter in tutto il mondo nell'ambito delle iniziative
collegate al Premio.
Si tratta, come ha esposto Di Leva, di 75 foto che rappresentano
un "giro del mondo degli scenari di guerra" nell'ottica
percepita dai bambini e con le gravi conseguenze subite da
essi.
Gli interventi, introdotti e commentati da Giovanni Marzini,
si sono poi conclusi con il Presidente della Fondazione Luchetta
Ota D'Angelo Hrovatin Enzo Angiolini.
Questi ha innanzitutto esordito con la splendida notizia del
ritorno a casa "guariti" di alcuni bimbi che proprio
oggi hanno lasciato via Valussi. Si tratta di due dei "4
piccoli albanesi", portati a Trieste grazie alla febbrile
attività di Moira e Arianna dell'anno scorso. Erano considerati
terminali e invece oggi hanno potuto rientrare a casa con la
loro mamma.
Proseguendo con i fatti, le emozioni, le storie e i mille problemi
che quotidianamente affrontiamo grazie alla collaborazione dei
nostri volontari e con il sostegno di tante, tantissime persone
che ci assistono finanziariamente, Angiolini ha voluto dare
un segno palese della soddisfazione per la collaborazione con
la Rai e gli sponsor che hanno contribuito all'iniziativa, riconoscendone
il fondamentale impegno che ci permette di realizzare tutte
le idee, i progetti e, perché no, i sogni che spesso
si trasformano nella realtà di veder guarire i nostri
piccoli ragazzini e vederne i sorrisi.
Marzini ha concluso illustrando i dettagli relativi alla manifestazione
e agli ospiti che vi interverranno ( Battiato, Ovadia, Franco
di Mare che la condurrà per citarne alcuni), dando appuntamento
alla stampa intervenuta per la serata dei "Nostri Angeli"
del 23 luglio 2005.
Le
motivazioni delle scelte dei finalisti.
Premio Marco Luchetta
migliore servizio televisivo
Giuseppe
Bonavolontà
-
Primo Piano Speciale Tg3 -
"Nicaraguita"
Per aver portato alla luce le contraddizioni
sociali di uno dei paesi più belli
e più sfortunati del mondo, il Nicaragua,
dove il contrasto tra la ricchezza abbagliante
di pochi e la povertà totale di tutti
gli altri è riassunta dolorosamente
dall'immagine dei bambini alla ricerca di
cibo nei grandi immondezzai delle città.
Erfan
Rashid
- AdnKronos/Al Fayhaa
TV
- "I bambini guardano
le nostre guerre"
Per aver posto una domanda capitale a una
serie di uomini di cultura iracheni sul futuro
dei bambini di quel Paese, le prime vittime
della guerra: saranno capaci, i grandi, di
riportarli nel loro mondo naturale, pieno
di colori e poesia, pieno di innocenza?
Gabriella
Simoni
- Studio Aperto Italia1
- "Le due Simone"
Per aver descritto i sentimenti contrastanti
delle due Simone rispetto alla loro missione
umanitaria in Iraq prima del rapimento: l'impegno
e la paura, la voglia di esserci ma anche
quella di capire, come ogni essere umano,
il limite oltre il quale non vale la pena
di andare.
Premio Marco Luchetta
migliore corrispondenza ai quotidiani
e periodici
Roberto
Di Caro
- L'Espresso -
"I vendicatori del Caucaso" Per aver descritto, partendo dalla strage
di Beslan, gli "ostaggi della storia":
ingusci, osseti e ceceni, che vivono in un
pezzo di terra percorso da guerre e deportazioni
di massa, e in cui i rapporti tra le varie
popolazioni, irrimediabilmente mescolate,
sono improntati ad un odio secolare.
Francesca
Paci
- La Stampa -
"Ultimo viaggio in una
bara" Per aver raccontato il viaggio "di
ritorno" di Adriana e Adina, due ragazze
rumene giunte in Italia inseguendo il miraggio
occidentale, morte in una ordinaria notte
torinese per il crollo del capannone dell'ex
fabbrica dove dormivano, e ritornate a casa
in una bara, grazie ai soldi raccolti da alcune
associazioni di volontariato.
Giuliana
Sgrena
- Il Manifesto -
"Il pennello del profeta" Per un reportage che offre uno spaccato
nitido e inquietante del quartiere di Sadr
City, centro della rivolta anti americana
a Baghdad, ne illustra le condizioni di vita
e tutte le contraddizioni, politiche e religiose,
che animano la popolazione sciita in un groviglio
inestricabile di sentimenti, credenze, illusioni
e tradizioni.
Premio Alessandro Ota
migliori immagini televisive
Giuseppe
Belviso
- Primo Piano Speciale
Tg3 -
"Kabul è un sogno" Per le immagini che propongono l'Afghanistan
del dopoguerra e rappresentano la vita quotidiana
a Kabul, dove la gente è preda delle
contraddizioni frutto del contrasto tra un
mondo legato alle antiche tradizioni e uno
teso verso l'Occidente.
Massimo
Pinzauti
- Tg2 Dossier -
"Il futuro della Sierra
Leone" Per le immagini di un Paese diviso da
decenni di guerra fratricida, che conosce
il dramma dei soldati bambino, ragazzi che
hanno vissuto il peggio, assistendo all'uccisione
dei genitori, e per questo si comportano come
i grandi.
Claudio
Rubino
- Primo Piano Speciale
Tg3 -
"Hotel Roma" Per aver reso attraverso le immagini
la disperazione e la speranza che accompagnano
gli immigrati in attesa dell'asilo politico
ammassati nella ex Stazione Tiburtina di Roma,
dove c'è anche il tempo per fare festa,
dando vita a puri momenti "felliniani".
Premio Dario D'Angelo
quotidiano, o periodico europeo, non italiano
Monica
Garcia Prieto
- El Mundo (Spagna) -
"I morti di Bassora" Per aver descritto le conseguenze, la
rabbia e i sentimenti della popolazione di
Bassora dopo un attentato, o forse una azione
militare americana, con il coinvolgimento
di un autobus gremito da ragazzi diretti a
scuola.
John
Phillips
- The Independent (Inghilterra)
-
"Rischio di separazione
in Kosovo" Per aver raccontato i contrasti etnici
tra la minoranza serba e gli albanesi e il
rischio della proclamazione unilaterale dell'indipendenza
del Kosovo dalla Serbia.
Drago
Pilsel
- Novosti 7 Dana (Serbia)
-
"Le diversità
culturali non devono essere causa di inimicizia"
Per aver analizzato le diversità
culturali come base di partenza per il superamento
dei contrasti etnici, attraverso il rispetto
delle proprie, ma diverse, identità
culturali.
Premio Miran Hrovatin
migliore immagine fotografica
Heidi
Bradner
- Agenzia Grazia Neri
-
"Cecenia: il decennio
perduto" Per aver restituito, attraverso l'immagine,
un volto umano a tutte le vittime della guerra
Jim
Hollander
- Ansa -
"Medio Oriente" Nella foto il muro costruito dagli
israeliani ferma la corsa di un bambino
con la sua bicicletta: una costruzione che
sembra voler dividere le coscienze dell'umanità.
Livio
Senigalliesi
- Io Donna -
"Memorial Rwanda" Per aver reso in uno scatto la grande
tragedia della guerra in Rwanda tra Tutsi
e Hutu dove il 70 per cento dei bambini
ha assisitito ad una uccisione.
Sono disponibili l files Acrobat PDF relativi
alla conferenza
stampa
.
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