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LUCHETTA    OTA   D'ANGELO   HROVATIN

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sabato 4 febbraio 2012
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E'stata ufficialmente inaugurata questa mattina a Palazzo Costanzi di Trieste la mostra "Con gli occhi dell'innocenza - le immagini dei piccoli nelle guerre dei grandi", 75 fotografie scattate da 44 fotoreporter del circuito Ansa-Epa in tutto il mondo per documentare il dramma dei bambini vittime dei conflitti e di un'infanzia rubata, dagli ostaggi di Beslan ai bambini soldato della Liberia, dai Balcani all'Iraq.

La mostra, realizzata e curata dall'agenzia Ansa, si inserisce nell'ambito della seconda edizione del Premio Giornalistico Marco Luchetta ed è organizzata in collaborazione con la Fondazione Luchetta-Ota-D'Angelo-Hrovatin e con l'Assessorato alla Cultura e Sport del Comune di Trieste.

Alla cerimonia sono intervenuti il presidente della Fondazione Enzo Angiolini, il responsabile Ansa per il Friuli Venezia Giulia Alfonso di Leva e l'assessore alla Cultura Paris Lippi.
Europa, Medio Oriente, Africa, America Latina e Asia, una parte di mondo dove nuove aree di crisi e conflitti endemici e dimenticati hanno come comune denominatore le sofferenze dei più piccoli. Dai bambini ostaggio di Beslan ai bambini-soldato della Liberia e del Ruanda, dai Balcani all'Iraq, le fotografie sono la testimonianza dell'orrore quotidiano che gli adulti infliggono all'infanzia. Un drammatico racconto per immagini che vuole far comprendere e ricordare sempre il bene inestimabile della pace, che si coniuga perfettamente con gli intenti del Premio Luchetta, il cui obiettivo principaleè la sensibilizzazione in favore e a tutela dei bambini vittime di ogni forma di violenza.

"Con gli occhi dell'innocenza" è un drammatico racconto per immagini, senza compiacimenti e senza sconti, che vuole far comprendere e ricordare sempre il bene inestimabile della pace. Un valore che si coniuga perfettamente con gli intenti del Premio Luchetta, il cui obiettivo principale è la sensibilizzazione in favore e a tutela dei bambini vittime di ogni forma di violenza.

La mostra di Palazzo Costanzi (piazza Piccola 2) sarà aperta al pubblico con ingresso gratuito da sabato 16 luglio a domenica 31 luglio, tutti i giorni con orario quotidiano 10.00-13.00 e 17.00-20.00.

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ANSA

Il dott. Alfonso di Leva (nella foto) ha scritto per la Fondazione il commento a fianco che volentieri pubblichiamo ringraziandolo calorosamente.

Negli ultimi dieci anni, due milioni di bambini sono morti, nel mondo, a causa della guerra; venti milioni sono stati costretti ad abbandonare le proprie case; quattro- cinque milioni sono rimasti invalidi e oltre dieci milioni hanno subito gravi traumi psicologici per un conflitto armato. I dati sono dell' Unicef, che stima che sono più di 300.000 i bambini arruolati da eserciti nazionali o gruppi armati nelle oltre 50 guerre che si combattono ancora oggi sul pianeta.
La mostra "Con gli occhi dell' innocenza" vuole raccontare questa tragedia: sono 75 foto, scattate in tutto il mondo dai fotografi dell' Ansa - dall' India all' Afghanistan, dall' Albania al Pakistan, dalla Cina allo Zaire, dal Guatemala al Marocco - e guardano la guerra con gli occhi dei bambini. Sono immagini che parlano dei bambini per far pensare i grandi, per non far dimenticare che, negli ultimi dieci anni, ogni giorno, 574 bambini sono morti in guerra.
In questa sorta di giro del mondo in 75 foto, oltre ad alcune immagini che sono diventate il simbolo della cronaca degli ultimi anni (come quelle dei bambini della scuola di Beslam), ve ne sono esposte molte altre ''normali'', nelle quali non vi sono stragi, non c' e' disperazione, non c' e' sangue. Sono momenti di vita quotidiana di bambini qualsiasi, che mostrano l' orrore della guerra nella sua quotidianità.

E' questo orrore quotidiano che la mostra vuol far vedere, senza compiacimenti, senza voyeurismi, ma senza sconti. Per far crescere l' indignazione civile e la consapevolezza di orrori che, invece, secondo alcuni dovrebbero essere nascosti.

Fra le foto, le più drammatiche sono quelle nelle quali i bambini sorridono. Sorridono perché non reagiscono più: la guerra, per loro, è diventata compagna di vita, quotidiana, con i suoi dolori, le sue tragedie, le sue sofferenze. Sono bambini diventati adulti senza aver avuto il tempo di essere bambini, rapinati subito della loro infanzia. Nelle loro immagini c' e' il racconto della forma più violenta di questa rapina, ma anche la tristezza che rimanda a tutte le rapine che si consumano lontano dai riflettori, nel silenzio, nella mente, nell' animo e nel corpo di milioni di altri bambini.
La mostra vuole riflettere anche su queste violenze e su chi, per professione, e' chiamato a raccontare tutte le guerre e tutte le violenze, in tutti gli angoli dei cinque continenti. Sono i giornalisti, i fotoreporter e i cineoperatori che, in un momento sicuramente non facile della professione, credono ancora che la bussola del loro lavoro e' quella dei valori, che c' è ancora una dimensione etica del giornalismo.
A testimoniarlo, lontano dai clamori della ribalta, sono i reporter (129 solo nel 2004) morti per scrivere le corrispondenze che leggiamo sui giornali o per scattare le foto come quelle che vediamo nella mostra. Sono gli uomini, come Luchetta, Ota, D' Angelo e Hrovatin, morti per testimoniare le ragioni della vita contro quelle della morte.

Alfonso Di Leva
direttore della sede ANSA Friuli Venezia Giulia

 

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