E'stata
ufficialmente inaugurata questa mattina a Palazzo Costanzi di Trieste
la mostra "Con gli occhi dell'innocenza - le immagini dei piccoli
nelle guerre dei grandi", 75 fotografie scattate da 44 fotoreporter
del circuito Ansa-Epa in tutto il mondo per documentare il dramma
dei bambini vittime dei conflitti e di un'infanzia rubata, dagli
ostaggi di Beslan ai bambini soldato della Liberia, dai Balcani
all'Iraq.
La mostra, realizzata e curata dall'agenzia
Ansa,
si inserisce nell'ambito della seconda edizione del Premio Giornalistico
Marco Luchetta ed è organizzata in collaborazione con la
Fondazione Luchetta-Ota-D'Angelo-Hrovatin e con l'Assessorato alla
Cultura e Sport del Comune di Trieste.
Alla cerimonia sono intervenuti il presidente della Fondazione
Enzo Angiolini, il responsabile Ansa per il Friuli Venezia Giulia
Alfonso di Leva e l'assessore alla Cultura Paris Lippi.
Europa, Medio Oriente, Africa, America Latina e Asia, una
parte di mondo dove nuove aree di crisi e conflitti endemici
e dimenticati hanno come comune denominatore le sofferenze dei
più piccoli. Dai bambini ostaggio di Beslan ai bambini-soldato
della Liberia e del Ruanda, dai Balcani all'Iraq, le fotografie
sono la testimonianza dell'orrore quotidiano che gli adulti
infliggono all'infanzia. Un drammatico racconto per immagini
che vuole far comprendere e ricordare sempre il bene inestimabile
della pace, che si coniuga perfettamente con gli intenti del
Premio Luchetta, il cui obiettivo principaleè la sensibilizzazione
in favore e a tutela dei bambini vittime di ogni forma di violenza.
"Con gli occhi dell'innocenza" è un drammatico
racconto per immagini, senza compiacimenti e senza sconti, che
vuole far comprendere e ricordare sempre il bene inestimabile
della pace. Un valore che si coniuga perfettamente con gli intenti
del Premio Luchetta, il cui obiettivo principale è la
sensibilizzazione in favore e a tutela dei bambini vittime di
ogni forma di violenza.
La mostra di Palazzo Costanzi (piazza Piccola 2) sarà
aperta al pubblico con ingresso gratuito da sabato 16 luglio a domenica
31 luglio, tutti i giorni con orario quotidiano 10.00-13.00 e 17.00-20.00.
Il dott. Alfonso di Leva (nella foto) ha scritto
per la Fondazione il commento a fianco che volentieri pubblichiamo
ringraziandolo calorosamente.
Negli ultimi dieci anni, due milioni di bambini sono morti, nel
mondo, a causa della guerra; venti milioni sono stati costretti
ad abbandonare le proprie case; quattro- cinque milioni sono rimasti
invalidi e oltre dieci milioni hanno subito gravi traumi psicologici
per un conflitto armato. I dati sono dell' Unicef, che stima che
sono più di 300.000 i bambini arruolati da eserciti nazionali
o gruppi armati nelle oltre 50 guerre che si combattono ancora oggi
sul pianeta.
La mostra "Con gli occhi dell' innocenza" vuole raccontare
questa tragedia: sono 75 foto, scattate in tutto il mondo dai fotografi
dell' Ansa - dall' India all' Afghanistan, dall' Albania al Pakistan,
dalla Cina allo Zaire, dal Guatemala al Marocco - e guardano la
guerra con gli occhi dei bambini. Sono immagini che parlano dei
bambini per far pensare i grandi, per non far dimenticare che, negli
ultimi dieci anni, ogni giorno, 574 bambini sono morti in guerra.
In questa sorta di giro del mondo in 75 foto, oltre ad alcune immagini
che sono diventate il simbolo della cronaca degli ultimi anni (come
quelle dei bambini della scuola di Beslam), ve ne sono esposte molte
altre ''normali'', nelle quali non vi sono stragi, non c' e' disperazione,
non c' e' sangue. Sono momenti di vita quotidiana di bambini qualsiasi,
che mostrano l' orrore della guerra nella sua quotidianità.
E' questo orrore quotidiano che la mostra vuol far vedere, senza
compiacimenti, senza voyeurismi, ma senza sconti. Per far crescere
l' indignazione civile e la consapevolezza di orrori che, invece,
secondo alcuni dovrebbero essere nascosti.
Fra le foto, le più drammatiche sono quelle nelle quali
i bambini sorridono. Sorridono perché non reagiscono più:
la guerra, per loro, è diventata compagna di vita, quotidiana,
con i suoi dolori, le sue tragedie, le sue sofferenze. Sono bambini
diventati adulti senza aver avuto il tempo di essere bambini, rapinati
subito della loro infanzia. Nelle loro immagini c' e' il racconto
della forma più violenta di questa rapina, ma anche la tristezza
che rimanda a tutte le rapine che si consumano lontano dai riflettori,
nel silenzio, nella mente, nell' animo e nel corpo di milioni di
altri bambini.
La mostra vuole riflettere anche su queste violenze e su chi, per
professione, e' chiamato a raccontare tutte le guerre e tutte le
violenze, in tutti gli angoli dei cinque continenti. Sono i giornalisti,
i fotoreporter e i cineoperatori che, in un momento sicuramente
non facile della professione, credono ancora che la bussola del
loro lavoro e' quella dei valori, che c' è ancora una dimensione
etica del giornalismo.
A testimoniarlo, lontano dai clamori della ribalta, sono i reporter
(129 solo nel 2004) morti per scrivere le corrispondenze che leggiamo
sui giornali o per scattare le foto come quelle che vediamo nella
mostra. Sono gli uomini, come Luchetta, Ota, D' Angelo e Hrovatin,
morti per testimoniare le ragioni della vita contro quelle della
morte.
Alfonso Di Leva
direttore della sede ANSA Friuli Venezia Giulia
Sono disponibili l files Acrobat PDF relativi
al Bando
di concorso.
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Office 040 368343
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