
Scarpa con il piccolo Fatlind |
L’O di dare alla Giuria riunita presso Expo Mittelschool (ospiti della Camera di Commercio di Trieste) un dettagliato resoconto sugli esiti della vicenda di Nouracham che, anche grazie all’interessamento della Giuria dello scorso anno (in particolare di Onofrio Dispenza-Rai 3), è arrivata in Italia pochi giorni dopo per le cure necessarie.
L’O di gioire assieme del successo di tale operazione, sottolineato dal sentito applauso che la Giuria intera ha rivolto alla Fondazione, prima di iniziare i lavori di selezione dei finalisti.
L’O di visionare le svariate decine di opere giunte da tutto il mondo e poterne selezionare le migliori, quelle maggiormente in sintonia con gli ideali che animano il Premio stesso e la Fondazione.

Andolina con Altin ed Erion |
L’O di rivedere volti amici delle passate edizioni e poterne conoscere di nuovi, con i quali condividere per qualche attimo le numerose storie di bambini passati in via Valussi. Quando poi noti nel tuo interlocutore gli occhi affascinati di chi può toccare con mano i racconti delle nostre avventure, allora ti rendi conto che l’O offerta si manifesta nella piena accezione della parola stessa.
E’ un’O di crescita collettiva dove ti rendi conto che assieme si può fare davvero tanto, dove ognuno può dare il suo piccolo contributo, dove un semplice cenno di compiaciuto consenso può dare nuovo vigore a iniziative future finalizzate alla cura dei nostri bambini.

Vwa con Lindi |
La Fondazione rappresenta per i nostri pazienti una splendida e reale O di guarigione, spesso altrimenti negata in patria, ma al tempo stesso rappresenta qualcosa di importante per chi questi bambini ha voglia di aiutarli; per i volontari che non si risparmiano mai, per gli amici che, giunti da lontano, godono dello spirito che pervade le nostre case di accoglienza e ne traggono beneficio consolidando la loro fiducia nel nostro operato.
L’O di farlo viene da sè anche nelle occasioni professionali di ciascuno, decidendo la messa in onda della Serata dedicata al Premio Luchetta su RAI UNO, o dedicando un servizio televisivo che metta in risalto le peculiarità della Fondazione. O ancora scrivendo un testo per la nostra rivista che abbia la capacità di motivare quanti ci leggono a sostenerci ancora nel nostro lungo viaggio accanto alla sofferenza dei bambini.

Il tenero atteggiamento di
papà Halim con il piccolo Fatlind |
Noi della Fondazione vediamo tutto questo da una posizione, se vogliamo, privilegiata: siamo in prima linea coi nostri piccoli pazienti e i loro genitori, ai quali spesso riusciamo ad offrire un’O di sostegno psicologico che permetta loro di affrontare e sostenere con il massimo delle energie la sofferenza dei propri figli, e siamo sempre disponibili a nuovi incontri ed esperienze che ci aiutino a crescere e a cogliere le O di migliorare, attraverso noi stessi, la Fondazione tutta.
Diamo il nostro contributo nell’organizzazione di eventi come il Premio Luchetta attraverso il quale abbiamo l’O di gridare, come in un megafono invisibile, il nostro entusiasmo e la nostra voglia di fare.
Questo è quanto traspare anche dalle parole che il Presidente della Fondazione, Enzo Angiolini, ha rivolto agli ospiti riuniti anche quest’anno in via Valussi.

Brichena, Mazza, Merita con
il piccolo Mendim e Angiolini |
“Siamo sempre orgogliosi quando qualcuno viene a trovarci nelle nostre case d’accoglienza perché le possono vedere così piene di persone, così ricche di speranza per un futuro che cerchiamo di garantire ai bambini che le affollano.
Siamo volontari improvvisati che in questi oltre 15 anni hanno ospitato tutti quelli che l’hanno richiesto, tutti quelli che ci sono stati segnalati dai gruppi di militari impegnati in missioni all’estero, tutti quelli segnalati dalle tante ONG o altre organizzazioni di volontariato italiane e straniere.
E’ un piacere mostrare le tantissime fotografie appese nel soggiorno a ricordo degli oltre 650 bambini venuti qui con i loro famigliari per sperare di guarire da malformazioni e mali orribili. Centinaia di “terminali” che grazie al nostro impegno e alle grandi capacità della medicina italiana sono guariti. |

Mendim...torna a casa guarito tra pochi giorni! |
In questa occasione, e ottenuta l’autorizzazione dei genitori, invito qui con me, a rappresentare passato e presente, Brichena, una bellissima ragazzina di 15 anni che qui è guarita 13 anni fa da una grave forma di leucemia e che viene sempre alle varie manifestazioni che organizziamo, e il piccolissimo Mendim, ultimo guarito qui nella struttura e che tra pochi giorni rientra in patria da dove era partito con una grave malformazione cardiaca.
Queste sono le cose che ci riempiono di orgoglio, sono il senso della Fondazione e, per amore e convivenza, sono gli stessi stimoli che hanno generato e continuano a far crescere il Premio Luchetta”
La risposta dei componenti della Giuria, aldilà dei commenti al Premio e alle numerose opere presentate e successivamente selezionate, è stata unanimemente rivolta all’operato dei nostri volontari, dei medici, degli amici e dei sostenitori.

Lo staff di Giovanni Rana con mamma Mira |
Attraverso le opere selezionate, la Giuria ha avuto l’O di riprendere e condividere le motivazioni che sono alla base dell’opera della Fondazione, con uno sguardo all’importanza della tutela dei bambini in difficoltà a causa di malattie, catastrofi naturali o dissesti sociali dei paesi in cui vivono.
Al termine della cerimonia ufficiale abbiamo avuto l’O di pranzare tutti assieme degustando i cibi che Giovanni Rana ha preparato per l’occasione, facendo ben presto amicizia con gli amici che hanno allestito il banchetto.
Anche questa è stata una splendida O per abbattere tutti quei riguardosi “Lei” e convenevoli annessi: attorno ad una bella tavola imbandita, e in un contesto come quello di via Valussi, i bambini si sono messi tranquillamente a giocare con direttori di testate nazionali ed estere come se si conoscessero da tanto tempo, mentre i volontari e gli amici raccontavano le loro storie suscitando ammirazione, entusiasmo, a volte commozione nei propri interlocutori.

Marteen gioca con Altina |
Interlocutori che, come nel caso di Maarten Van Aalderen (Presidente dell’Associazione Stampa Estera in Italia), dopo aver sentito una parte dei racconti e aver a lungo giocato con Altina (della quale ha voluto conoscere tutta la storia), non ha esitato a dire “Mauro, procurami una maglietta della Fondazione…voglio indossarla anch’io!”….un amico in più !
O come Mauro Mazza (Direttore di RAIUNO) al quale abbiamo presentato Fatme, l’ultima ragazza arrivata dalla Palestina, con la quale si è intrattenuto a lungo per conoscere la sua storia (grazie alla traduzione dell’amica Mirna)
Nemmeno Toni Capuozzo ha potuto sottrarsi alla curiosità di conoscere Fatme, facendosi rilasciare una mini intervista (deformazione professionale?) e condividendo con lei la conoscenza sia del paese natale che della clinica italiana di Budrio presso la quale Fatme è attualmente in cura.

Mauro Mazza con Mirna e Fatme |
Lo stesso , durante la conferenza stampa, ha voluto sottolineare "che la stessa bontà che si respira in Fondazione ha contagiato profondamente la Giuria al punto che, nonostante la sua esperienza in numerose occasioni simili, non ha mai trovato in alcun altra lo stesso spirito che ha animato questa".
Ha infine evidenziato come la serietà di questo Premio sia stata tale che il passaggio di consegne tra il presidente uscente Angela Buttiglione e il suo successore Mauro Mazza non abbia pregiudicato in alcun modo i criteri e le motivazioni per la difficile opera di selezione del gruppo di finalisti, sintomo evidente di quale sia lo spirito che accomuna i componenti della Giuria che nella Fondazione trovano, ci auguriamo, la giusta ispirazione.
A fine manifestazione, l’O più golosa per i nostri bambini è stata offerta dalla gelateria Zampolli di via Ghega che, è doveroso ricordarlo, da tempo offre l’O di conoscerci anche ai suoi clienti, indossando in servizio le nostre magliette e devolvendo una parte del ricavato alla nostra causa.
Opportunità...chi ne ha avute di più oggi?
|