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Le attività di insegnamento ai bambini e genitori della Fondazione
“Sono arrivato in Italia solo qualche mese fa e, tra poco, incomincerò a frequentare la scuola in questo nuovo Paese, sull'autobus, nei negozi, per la strada, sento parlare una lingua che non capisco; anche la mia mamma ed il mio papà fanno tanta fatica a capire ciò che gli altri dicono in una lingua tanto diversa dalla nostra.

Una delle riunioni
delle maestre della Fondazione
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Al pensiero di frequentare una nuova scuola mi prende l'ansia: nuovi compagni, nuove maestre, un ambiente che non conosco… e poi, capirò ciò che mi diranno?
Riuscirò a svolgere bene le consegne ed i compiti? Troverò qualche amico? Come farò a farmi capire anche solo per chiedere di andare al bagno?
E tutto ciò che ho imparato a casa mia, nella mia scuola che frequentavo così volentieri, lì dove avevo tutti i miei amici e le mie maestre, tutte quelle cose che ho imparato saranno le stesse che insegnano ai bambini qui in Italia? “
Domande, pensieri, dubbi, preoccupazioni che affollano la mente ed il cuore di tanti bambini che, in questa società multietnica, si trovano ad affrontare un inserimento in una nuova realtà scolastica. |
Tra questi anche i bambini giunti nella nostra città attraverso la Fondazione Luchetta, Ota, D'angelo Hrovatin.
Ma c'è chi, nel frattempo, ha già preso i primi contatti con l'istituzione scolastica che accoglierà il bambino, chi sa come muoversi con disinvoltura tra la burocrazia scolastica ed aiuta i genitori a compilare i moduli di iscrizione, le domande di frequenza al Servizio Integrativo Scolastico e chi li accompagna ad acquistare il materiale scolastico poiché la “lista” è lunga e non sempre di facile lettura.
E' qualche volontaria della Fondazione che comincia una nuova avventura insieme al neo-iscritto. Un'avventura che la porterà a tessere una trama di rapporti con i genitori, gli insegnanti, il Dirigente Scolastico, gli educatori ed il personale A.T.A. dell'istituzione scolastica e che, come tutte le avventure, sarà ricca di sorprese, ostacoli da superare, conquiste, sconfitte, ritirate, vittorie, ma soprattutto di forti emozioni. |
La maestra Ilaria con Deghi |
Il momento dell'iscrizione, infatti, segna soltanto il punto di partenza di un cammino lungo il quale il volontario sarà al fianco del bambino, pronto ad aiutarlo nello svolgimento dei compiti domestici, a sostenerlo nei momenti di frustrazione, a tradurre in un linguaggio semplice e concreto termini e concetti troppo astratti per un bambino straniero che non possiede il retroterra culturale di chi è nato in questo nostro paese.
La maestra Letizia con Manuel e Altea |
Il volontario terrà anche i contatti con l'istituzione scolastica e le prime volte accompagnerà i genitori del bambino ai colloqui individuali con i docenti in modo da semplificare il più possibile quanto viene comunicato alla famiglia.
Talvolta il rapporto con gli insegnanti diventa meno formale e basta una breve telefonata per aggiornarsi sulle lacune, sulle difficoltà e sui progressi compiuti dal bambino in modo tale da rendere efficaci gli interventi di recupero e consolidamento e gioire insieme per gli obiettivi raggiunti.
Gioire insieme al bambino per le sue conquiste e renderne partecipi i genitori è una delle tappe fondamentali lungo il cammino che il volontario ha intrapreso; ciò rafforza l'autostima del bambino ed accresce il coinvolgimento della famiglia nel percorso educativo-scolastico del proprio figlio.
Altre volte il volontario si trova a dover fare i conti con mentalità, principi e tradizioni diversi dalle proprie per cui può essere difficile far capire alla famiglia quanto siano importanti i rapporti extra-scolastici per un inserimento totale del bambino nel tessuto sociale : partecipare alle feste di compleanno dei compagni, frequentare il ricreatorio, od un corso di danza, far parte di una squadra di calcio, fare i compiti con qualche amico, aiuta certamente il bambino ad inserirsi con più facilità nel gruppo dei coetanei, ad essere accettato, a sentirsi uguale agli altri e facilita l'apprendimento linguistico ponendo il bambino a contatto con la nuova lingua in situazioni di vita quotidiana e non soltanto nell' ambiente scolastico. |
Ma talvolta, agli occhi della famiglia, tali attività vengono ritenute superflue e sembrano interferire con la normale gestione familiare ed ecco che il volontario dovrà fare un'opera di mediazione e trovare motivazioni valide ed accettabili dalla famiglia per promuovere prima di tutto il benessere del bambino.
Altre volte i bambini non sono così fortunati e non possono frequentare la scuola poiché si trovano in un letto d'ospedale, o bloccati in una stanza nella casa di accoglienza di Via Valussi a causa di interventi che necessitano un lungo periodo di riabilitazione.
Anche per loro, il problema della lingua è un ostacolo non facile da superare. |
La maestra Daniela con Fortese |
Da sinistra, le maestre Daniela, Letizia, Anna e Ilaria |
A turno, qualche volontario va a trovarli per tenere loro un po' di compagnia e, tra un gioco, un sorriso ed una carezza, c'è anche il tempo per sfogliare insieme un dizionario illustrato, o un libretto di apprendimento della lingua italiana per gli stranieri ed insegnare loro le prime parole utili a comunicare i propri bisogni.
I bimbi sono molto curiosi e ricettivi ed hanno una buona memoria e così… all'improvviso una sera ti arriva un sms dove c'è scritto : “ Buonanotte, baci, Deghi “
ed è il regalo più bello che quella ragazzina della Mongolia, con cui hai trascorso qualche pomeriggio all' ospedale infantile, può donarti. |
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